Dino Bonelli e il Museo Italiano dello Snowboard a Prato Nevoso
Oltre 220 tavole nella collezione descritta dalle fonti locali: a Prato Nevoso lo snowboard conserva anche la memoria dei suoi inizi.
A Prato Nevoso lo snowboard ha un indirizzo anche lontano dalle piste: il Surfshop di via Galassia. Qui Dino Bonelli custodisce il Museo Italiano dello Snowboard, nato da una passione cresciuta sulle nevi della località e accanto all’attività di famiglia.
L’associazione Uniti per Prato Nevoso descrive una raccolta di oltre 220 tavole, prodotte fra il 1966 e il 1988. Sono i dati della presentazione locale del museo: un arco di tempo che porta agli inizi di questo sport, molto prima delle gare olimpiche.
Le tavole prima delle medaglie
Il debutto olimpico dello snowboard arrivò a Nagano nel 1998, con gigante e halfpipe. Lo ricorda il Comitato olimpico australiano nella sua storia della disciplina. Lo snowboardcross entrò nel programma a Torino 2006; slopestyle e big air si aggiunsero rispettivamente nel 2014 e nel 2018.
Le date aiutano a guardare la raccolta di Bonelli nella giusta prospettiva. Le tavole descritte dal museo appartengono a un periodo precedente a quelle apparizioni televisive. Conservano la parte materiale di una storia che oggi si segue attraverso atleti e risultati.
Per avvicinarsi alla collezione si può partire da un dettaglio: il profilo di una tavola, la sua larghezza, la posizione degli attacchi. Accostare mentalmente due esemplari invita a chiedersi come cambiasse il modo di stare sulla neve. Anche senza conoscere marche e modelli, il confronto offre un punto di partenza concreto.
Una passione rimasta in paese
Il legame con un negozio racconta una dimensione quotidiana del collezionismo: gli attrezzi passano di mano, vengono usati e poi qualcuno decide di conservarli. Nel caso di Bonelli, la raccolta è rimasta a Prato Nevoso.
Il racconto può poi continuare all’aperto, verso lo snowpark: un modo per accostare la storia degli attrezzi allo sport praticato oggi.



